Gabriele D'Annunzio

post 1929/ante 1936

La forma da filigrana, divisa in due metà, ciascuna delle quali riporta, nell’angolo destro, il motto “IO HO/ QUEL CHE/ HO DONATO” accompagnato da una cornucopia e parzialmente incluso in un cerchio, è stata realizzata tra il 1929 e i primi anni Trenta, per la fabbricazione di carta da scrivere per Gabriele D’Annunzio. Il celebre poeta e intellettuale aveva scelto questo motto, visibile anche nell’iscrizione sul frontone all’ingresso del Vittoriale degli Italiani, perché fregiasse sia le carte dei suoi manoscritti che quelle adoperate nella pubblicazione della sua Opera Omnia nell’edizione Officina Bodoni (1927-37). La produzione di carta così filigranata è documentata, oltre che dallo strumento in oggetto, anche dal carteggio e dai campioni conservati presso il Museo della Carta di Pescia. 

Misure

Altezza: 39.4 cm
Larghezza: 53 cm
Profondità: 4.5 cm

Ulteriori misure

Cascio: 55 x 41 cm
Ricavo foglio: 48,7 x 34, 5 cm

Riferimenti

Codice inventario museo: FC 69
Codice catalogo nazionale: 09 00783873

Materia e tecnica

Tela metallica in bronzo fosforoso (tessitura)
Filigrana in chiaro: rame e filo di rame argentato (piegatura e cucitura)
Cascio in cipresso
Telaio in cipresso e pino silvestre

Notizie Storico Critiche

Origine della filigrana e Iconografia

La forma da carta con “IO HO/ QUEL CHE/ HO DONATO” traduce in filigrana un verso del poeta latino Rabirio, contemporaneo di Augusto (“Hoc habeo quodcumque dedi”), tanto caro al D’Annunzio da farlo motto personale. A sua volta anche Seneca, nel VI libro del De beneficiis, lo aveva citato. Una forma da carta così caratterizzata era già stata prodotta tra gli anni Venti e Trenta dalla cartiera Miliani di Fabriano, incaricata della fabbricazione della carta da adoperarsi per la stampa dell’edizione di lusso di Tutte le opere di Gabriele D’Annunzio, pubblicata da Arnoldo Mondadori e curata, per la composizione e la stampa, da Hans Mardersteig (Nocera 2015). Tra le forme della collezione di Fabriano, quella con la cornucopia dannunziana presenta, tessuta sulla tela, la data 1922 (La Forma 2015, scheda inv. V75). La tela conservata al Museo della Carta di Pescia ne differisce per le dimensioni, più ridotte rispetto a quella fabrianese (cm 53 x 39,4 a fronte dei cm 71,3 x 52 della forma Miliani) e per l’assenza di un riferimento specifico alla cartiera e all’anno di realizzazione. 
Siamo tuttavia in grado di contestualizzare la commissione ai Magnani attraverso l’incrocio di materiali archivistici quali lettere in entrata e in uscita, fatture, ordinativi e campioni, conservati presso l’Archivio Storico Magnani. 

Rapporto con i Magnani e con Pescia

Ripercorrendo, infatti, il carteggio intercorso tra Hans Mardesteig (1892-1977), fondatore e animatore dell’Officina Bodoni di Verona ed Enrico Magnani, oltre che tra quest’ultimo e il fedele rappresentante per il Nord Italia Amleto Soldati, è possibile capire i passaggi che portarono alla commissione della carta dannunziana. Grazie alla mediazione dell’antiquario e bibliofilo Tammaro de Marinis (1878-1969), il cartaio pesciatino e lo stampatore austriaco si conoscono nel 1929 e, a partire dal febbraio 1930, Mardesteig richiede che si avvii la fabbricazione di carta da lettera con la filigrana “con la sigla del Comandante” riadattata da quella dell'edizione dell'Opera Omnia che si stava stampando in quegli anni su carta Miliani. Con una lettera del marzo 1930, Magnani precisa alla casa inglese Green Son & Waite London che: “Le papier à fabriquer c’est bon papier à la cuve, et le galvanos doivent être apliqès sur les formes. Le papier doit être de 110/115 gr au m². Je vous prie d’y vous prendre avec vous meilleurs joins pour obtenir des galvanos parfaits: le papier a fabriquer c’est pour M. D’Annunzio, notre grand poète, qui est en train de composer un nouvel poème (ASMP, Sezione Amministrazione, serie Copialettere, 7 marzo-9 aprile 1930 G283)

Una fattura dello stesso mese testimonia la realizzazione della filigrana, utilizzata di lì a poco per la produzione di “fogli 5000 carta a mano da lettere D’Annunzio filigranata con sigla del Comandante”.  Contestualmente all’ordine dei 5000 fogli, nel febbraio 1930, Mardesteig aveva anticipato a Magnani che la stessa carta sarebbe servita, l'anno successivo, per la stampa di un manoscritto di D'Annunzio in facsimile, progetto che pare però essere rimasto privo di ulteriori sviluppi. 
Il 7 giugno 1930 Magnani chiede di poter ottenere dal D’Annunzio una lettera scritta sulla carta per lui realizzata: desiderio che si realizza pochi giorni dopo, concretizzandosi nell’autografo del Poeta, il quale si rivolge al cartaio con toni affettuosi e informali, prospettando la ristampa di tutte le proprie opere e quella del “sei volumi dei discorsi fiumani”. Queste collaborazioni prefigurate dal D’Annunzio, che implica sempre la partecipazione del tipografo Mardesteig, non trovano, tuttavia, lineare risoluzione. 

Mentre, infatti, Magnani nelle sue lettere continua a informarsi con lo stampatore tedesco sull’eventuale concretizzarsi di queste imprese dannunziane, la tanto attesa commissione arriva da un altro fronte: quello romano dell’agente Piero Magnani, il quale, nel luglio 1932, stringe contatti con l’Istituto Poligrafico dello Stato in vista di una seconda pubblicazione dell’Opera Omnia del poeta di Pescara. Se l’operazione Bodoni-Mondandori che si stava ancora svolgendo in quegli anni, era infatti volta alla pubblicazione di un’edizione di lusso delle opere dannunziane, il Poligrafico, tramite la casa editrice romana dell’Oleandro, si incaricava di darne alla luce una versione economica. La prima commissione per la carta giungerà a Magnani il 17 Ottobre 1932.
Così, nel gennaio 1933, il cartaio pesciatino può già cavalcare l’onda di questa prestigiosa commissione, inviando a tutti i suoi agenti distribuiti in varie zone d’Italia i “campioni della carta utilizzata per l'edizione delle opere di D'Annunzio”, e, nel dicembre 1933, grato e deferente, manda una lettera al poeta, dove lo omaggia di altra carta.
La carta per l’edizione dell’Oleandro presenta, al posto del solito motto, la frase “Brilla di rose il lauro trionfale” entro una corona di fiori. Di questa filigrana si conserva oggi il disegno progettuale, riguardo al quale si trovano, nell’Archivio Storico Magnani, ripetuti riferimenti negli ordinativi protocollati negli anni tra il 1932 e il 1937: il Poligrafico riordina infatti la stessa carta per edizioni, verosimilmente per permettere la continuazione della pubblicazione dei volumi dell'Opera omnia per L'Oleandro, che si protrae ancora fino ai primi anni '40. 

Diffusione 

I fogli Magnani prodotti con la forma da carta in oggetto sono senz’altro stati utilizzati dal D’Annunzio: oltre alle informazioni in tal senso consegnateci dall’Archivio Storico Magnani, va rilevato che i fogli posseduti dal Vittoriale degli italiani corrispondono in filigrana e dimensioni ai campioni conservati presso il Museo della Carta di Pescia. 

Marta Maria Caudullo 2022

Note

Lo studio delle collezioni Magnani è stato affiancato da una sistematica, seppur, inevitabilmente, non esaustiva, consultazione dell'Archivio Storico Magnani di Pescia. L'inventariazione di questo ingente fondo archivisico è in corso di completamento; si indicano pertanto le unità con le segnature provvisorie.

BIBLIOGRAFIA RIFERIMENTI

H. Mardesteig, L’Officina Bodoni: i libri e il mondo di un torchio, 1923-1977, Verona 1980

G. Castagnari (a cura di), La forma: formisti e cartai nella storia della carta occidentale, Fabriano 2015

M. Nocera, Officina Mardesteig, Macerata 2015