Tre lune/Isac Lurion

sec. XIX, seconda metà

Coppia di forme gemelle in controparte.

All’interno della famiglia di forme “tre lune” può individuarsi un sottogruppo di forme che presenta, dall’altro lato rispetto alla filigrana a tre crescenti, una scritta in arabo e, in basso, in posizione centrale, “ISAC LURION & Co”, traduzione dell’arabo in caratteri occidentali. La presenza di queste iscrizioni conferma ulteriormente la destinazione “levantina” già nota per tutte le carte con le tre lune e permette di ipotizzare la commissione di questa carta ai Magnani da parte di un noto personaggio della cultura arabo-ebraica presso Baghdad intorno agli anni Settanta dell’Ottocento.

Misure

Altezza: 50.5 cm
Larghezza: 38.4 cm
Profondità: 4.5 cm

Ulteriori misure

Portata (distanza tra i filoni)
FC 83: 3,1 cm
FC 129: 3,2 cm

Cascio
FC 129: 41 x 53 cm

Ricavo foglio
FC 129: 34,7 x 48,2 cm

Riferimenti

Codice inventario museo: FC 83; FC 129
Codice catalogo nazionale: 0900783884; 0900783912

Materia e tecnica

Tela metallica in bronzo fosforoso (tessitura)
Filigrana in chiaro: rame e filo di rame argentato (piegatura e cucitura)
Telaio in cipresso e pino silvestre (piallatura)

Notizie Storico Critiche

 Le forme inv. 129 e 83, presumibilmente gemelle, costituiscono una coppia di forme certamente legate al mercato levantino e rispetto alle quali, allo stato attuale delle nostre conoscenze, pur non essendo purtroppo in grado di dare una interpretazione certa, è possibile tuttavia avanzare delle ipotesi e dei confronti a partire dal nome che compare al centro della tela, di cui la scritta in arabo è esatta traduzione, con l’aggiunta di quattro caratteri isolati dal significato non chiaro (si ringrazia Shaimaa Atef per il supporto linguistico). 

Ammettendo che il nome “Isac” sia una forma sintetica o, verosimilmente, non corretta del ben più diffuso “Isaac”, va innanzitutto rilevato che una filigrana con tre lune accompagnata da “Isaac Lurion & Co in Vienna” – quasi identica, dunque alla nostra, se non fosse per l’aggiunta della città e per il fatto che in questo caso essa è unicamente in arabo – viene segnalata dal Gacek (Arabic Manuscripts 2009) e descritta come filigrana “impressa”, realizzata, cioè, non con la tradizionale cucitura metallica ma con una matrice di gomma applicata generalmente su carta prodotta a macchina. Lo studioso non si sofferma su questo specifico marchio, ma lo elenca insieme ad altri per esemplificarne i più diffusi nei manoscritti arabi tra XIX e XX secolo. Ulteriore questione da segnalare qui almeno come appiglio per eventuali approfondimenti futuri, riguarda l’identità che potrebbe celarsi dietro il nome filigranato. L’unico Isaac Lurion la cui cronologia potrebbe interessarci sembra infatti essere quello ricordato da diverse fonti storiche e studi moderni  (“Bulletin de l'Alliance israélite universelle” 1867, Frenette 2005, Sciarcon 2017, Abramson 2018) come un orologiaio ebreo di origini europee che divenne il co-fondatore e membro principale  (in alcune versioni trascritto come Yitzhaq Luria) della Scuola della Alliance Israélite universelle (AIU) a Baghdad tra gli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, impegnato nel supporto della cultura degli ebrei nati nei paesi arabi. L’intento di Lurion (e dell’AIU) era quello di far cadere le barriere tra culture diverse attraverso il coinvolgimento degli “Ebrei Arabi” nella conoscenza della cultura tradizionale araba e il sostegno e lo sviluppo della stampa “ebreo araba”; dovunque gli ebrei cercassero di integrarsi politicamente, socialmente e culturalmente, in Iraq soprattutto, ma anche in Egitto, Libano e Siria, c’erano proprietari israeliani di testate arabe molto attivi, ma anche editori e giornalisti che scrivevano in arabo. Pare che Lurion abbia fatto molto per la causa dell’AIU e della formazione dei giovani in seno a questa istituzione. 

Finché non sarà possibile affermare l’identità tra il nostro nome filigranato e l’uomo qui sopra ricordato, o tra esso e la compagnia viennese della filigrana ricordata dal Gacek, o ancora individuare nuove informazioni, quanto detto ci basta intanto per immaginare una capillare e ben studiata presenza dei prodotti Magnani su mercati geograficamente molto vasti ma sapientemente individuati sulla scia di esperienze consolidate nella secolare storia della carta e dei suoi itinerari. Da un lato la ditta Magnani aveva infatti scelto, come testimoniato dalle forme pesciatine, di replicare un marchio – quello delle tre lune – di indiscusso successo nei mercati del Levante, riuscendo così, dall’altro, possiamo ipotizzare, a trovare contatti e accordi con ditte e istituzioni di quei luoghi lontani che volessero farsi pubblicità tramite la qualità della carta italiana fatta a mano, alternativa assai differente rispetto, per esempio, alla carta a macchina a filigrana impressa o ad altri tipi di carta moderna che avevano ormai preso piede nel corso dell’Ottocento. 

Marta Maria Caudullo

Note

Lo studio delle collezioni Magnani è stato affiancato da una sistematica, seppur, inevitabilmente, non esaustiva, consultazione dell'Archivio Storico Magnani di Pescia. L'inventariazione di questo ingente fondo archivisico è in corso di completamento; si indicano pertanto le unità con le segnature provvisorie.

BIBLIOGRAFIA RIFERIMENTI

H. Pellisier, Ouvres des Ecoles, in “Bulletin de l'Alliance israélite universelle”, 4 dicembre 1867, pp. 19-20

D.A. Frenette, L'Alliance Israelite Universelle and the politics of the modern Jewish education in Baghdad:1864-1914, 2005 (tesi di Laurea Magistrale, Simon Fraser University)

S. Jeppie, S. B. Diagne, The meanings of Timbutktu, Cape Town 2008

A. Gacek, Arabic Manuscripts. A vademecum for readers, Boston 2009

T. Walz, The Paper Trade of Egypt and the Sudan in the Eighteenth and Nineteenth centuries and its re-export to Bilād As Sūdān, in G. Krätli, G. Lydon, The Trans-Saharan Book Trade, Leiden/Boston 2011

M. Biddle, New Strategies in Using Watermarks to Date Sub-Saharan Islamic Manuscripts, in A. Brigaglia, M. Nobili, The Arts and Crafts of Literacy, Berlin 2017

J. Sciarcon, Educational Oases in the Desert: The Alliance Israelite Universelle's Girls' Schools in Ottoman Iraq, 1895-1915, New York 2017

G. Abramson, Sites of Jewish Memory: Jews in and From Islamic Lands, Routledge 2018